Editoriali

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Molti alimenti contengono additivi e zuccheri in abbondanza, a volte solo per soddisfare l’appetito o la vista. Ma lo zucchero aumenta le calorie e modifica il gusto dei cibi. Negli Stati Uniti è in corso una campagna per diminuire lo zucchero negli alimenti e nelle bibite, e ricordiamo che un americano medio consuma giornalmente il doppio di calorie di un europeo, con la crescita esponenziale dell’obesità, che, a causa delle complicazioni conseguenti, costa al sistema sanitario americano settanta miliardi di dollari l’anno. Ma lo zucchero si nasconde ovunque: negli affettati come  nelle cotolette pronte di pollo e tacchino troviamo additivi come il destrosio, il glucosio e il saccarosio. Le merendine poi sono troppo ricche e ipercaloriche, tali da costituire quasi un pranzo. Noi spesso mangiamo cibi troppo gustosi e appaganti per le nostre personali esigenze. Nel libro ‘Cibo per la mente’ di Saul e Jo Miller, Macro Edizioni (dove si parla di rapporti tra cibo e comportamento) si analizza l’effetto dello zucchero sulla salute. L’abitudine recente di zuccherare e salare in eccesso andrebbe quindi limitata. Essa infatti porta a una sorta di dipendenza e di aumento progressivo dei dosaggi. Io per motivi di salute, seguo da anni una dieta iposodica (senza sale) e devo dirvi che finalmente sento il sapore dei cibi. Il sale in eccesso non fa bene alla salute, soprattutto per gli ipertesi, e lo zucchero pure, in particolare quello bianco, super raffinato. Meglio piuttosto lo zucchero di canna, in particolare quello equosolidale, il meno lavorato possibile, il fruttosio o l’estratto d’acero, un dolcificante a basso contenuto calorico. Mentre ancora molti dubbi rimangono sugli edulcoranti contenenti aspartame. Inutile e paradossale utilizzare un dolcificante alternativo dopo aver ingurgitato 2 etti di pasta e bevuto mezzo litro di vino!

 

 

 Non so se ve ne siete accorti, ma in tempi di crisi i buoni vengono messi da parte e si fa largo ai duri, che esercitano un certo ascendente su chi è in cerca di soluzioni semplicistiche. Non importa se si è sgradevoli, arroganti, persino irritanti. Si piace lo stesso, anzi di più. Da qualche tempo, lo avrete notato i cattivi, gli spregiudicati, gli sbruffoni imperversano. Molto attuale e centrato quindi lo spot in cui Panariello fa il verso al simul-Briatore, il bauscia impenitente che dilapida denaro e ostenta un appartamento così grande da pagare l’ICI in tre comuni diversi. Finito il tempo del fair-play all’inglese, spopola una bella spocchia da mostrare senza pudore. I duri piacciono anche se non sorridono, o al limine deridono, e appaiono irritanti, in pieno ‘cafonal’ style. Gli psicologi dicono che ci attraggono perché in essi ci identifichiamo, vorremmo essere arroganti come loro, farci notare, stare sopra le righe, ‘avere carattere’ e mostrare i muscoli. Tutto quello che ci hanno detto per anni: essere buoni, comprensivi, empatici, in tempi di crisi non funziona più. E le prime a farcelo a volte sono proprio le donne. Un esempio? Lo sprezzante Fabrizio Corona, conteso fra la Moric e la Rodriguez, viene osannato come un idolo mentre l’allegato di Panorama in 7 volumi ‘L’Arte di Insultare’ va letteralmente a ruba. Moggi ha persino la spocchia di fare la vittima e ormai Ricucci e Fiorani sembrano delle educande. E non a caso nell’ultimo film di Pupi Avati, dove persino De Sica junior pare vero, Luca Zingaretti veste i panni di un faccendiere in sandali, a ricordarci forse il pentimento di Marrazzo, rifugiatosi in un convento dopo lo scandalo dei trans. Nel Regno Unito le ultime trovate raccapriccianti riguardano un reality che vede protagonisti solo disabili e un telegiornale con i cronisti svestiti: finalmente la ‘nuda verità’. E mentre Vallanzasca e il mostro del Circeo vengono redenti, il fetish impera. Più la spari grossa e più piaci, ovunque primeggiano i populisti, gli urlatori, l’incontro con la squillo è oramai una prassi consolidata nel gioco dei favori (dalla tangente alla tangenziale il passo è breve), nei talk show la corsa è sempre più al ribasso, dalle bonazze (preferite in politica alla Bonino) invitate dalla conduttrice di un certo qual programma a riconoscersi dal loro fondoschiena, alla Marcuzzi che per ‘alzare gli ascolti’ a ogni puntata del Grande Fratello ha ridotto progressivamente la quantità di stoffa che la ricopre (giusto per far risparmiare gli stilisti). E, a proposito di stoffa, beh sugli assidui frequentatori dei salotti televisivi, foraggiati lautamente per insultarsi a vicenda, ci sarebbe molto da dire, oppure meglio, stendere un velo di silenzio.

 

 

L’acqua è anche un affare economico-industriale rilevante. Da noi è un business da miliardi di euro. In Italia ad Agrigento e ad Arezzo, nonostante la prima sia governata dal centro-destra e la seconda al centro-sinistra, dopo la privatizzazione, le cose vanno molto male. Ad Agrigento l’acqua arriva a sgoccioli, una settimana in un quartiere, una settimana in un altro, e quando arriva è carissima e giallastra. Impossibile usarla per cucinare. Ad Arezzo, dove ci si è consociati con la multinazionale francese Suez, le tariffe sono triplicate e gli investimenti promessi invece non sono stati realizzati. La società è già in passivo, ma dove sono finiti i soldi? Basta guardare gli emolumenti dell’amministratore delegato e dei manager. A Milano, dove l’acqua è gestita pubblicamente le cose vanno invece benissimo, tutti i soldi ottenuti attraverso le bollette (che sono le meno care in Italia) vengono utilizzati per essere reinvestiti in sistemi innovativi di gestione e purificazione. Nonostante tutto, la nuova legge varata in parlamento costringerà i comuni a mettere l’acqua sul mercato e con la scusa di doverlo fare per migliorare il servizio e ridurre le perdite d’acqua (30 % di media) non si farà altro che favorire gli imprenditori voraci e vessare i cittadini. Altra questione inquietante, quella dell’acqua minerale. Le aziende pagano cifre ridicole (massimo 3.000 euro l’anno) per prelevare acqua da sorgenti e bacini. Gli utili, a detta di un docente universitario intervistato da Rai Tre, sono spaventosi: il 52.000 %! Certo produrre acqua minerale costa, soprattutto per la pubblicità (anche il 30 % del fatturato) e la plastica. Ma ecco il paradosso. La plastica deve poi essere smaltita dai comuni. Le aziende dovrebbero occuparsi dello smaltimento, ma in realtà contribuiscono solo per un terzo della spesa, il resto se lo accollano i comuni e quindi i cittadini. Anche questa è Italia.

 

Dalla sintesi delle parole greche ‘makros’ e ‘bios’, nasce il termine ‘macrobiotica’, che significa letteralmente: lunga vita, vita piena. Si tratta di un'antichissima filosofia orientale, sviluppatasi circa 5000 anni fa e orientata a una visione olistica dell’esistenza, dove sussiste un equilibrio tra i vari elementi che si combinano nell’essere umano. Grande importanza viene data al cibo, necessario per mantenere l'armonia tra la mente e il corpo. Nella macrobiotica è necessario stabilire un determinato equilibrio tra due principi fondamentali, lo Yin, principio femminile, e lo Yang, principio maschile. Del primo gruppo fanno parte alimenti definiti ‘acidi’ come latte, yogurt, frutta e spezie, del secondo gruppo fanno invece parte alimenti definiti ‘alcalini’ come sale e uova. Si tratta di due principi allo stesso tempo opposti e complementari, la cui assunzione in equilibrio contribuisce a un’alimentazione bilanciata. Esistono poi dei cibi già naturalmente equilibrati come i cereali, i legumi e i semi oleosi. La macrobiotica prevede che i cereali vadano assunti nella loro forma completa, non raffinati. Possiamo scegliere tra una vasta gamma di alimenti come: frumento, riso, orzo, avena, miglio, grano saraceno, segale e mais. Qui troviamo prodotti come il Kokoh, un mix di farine provenienti da cereali differenti con sesamo e soia. Tra le leguminose la scelta si articola tra lenticchie, ceci, soia, o l’Azuki, un fagiolo rosso di origine giapponese. Molto usate anche le alghe in quanto naturalmente ricche di sali minerali e vitamine, ricordiamo tra le altre l'Iziki o la Dulse, un'alga dal gusto aromatico e dal colore rosso porpora. Tra i grassi sono da escludere il burro e la margarina, sostituibili con l’olio d’oliva o il Tahin, una sorta di burro a base di sesamo. Per il condimento molto usato anche il gomasio, ricavato dalla lavorazione del sale marino e del sesamo. Parlando di macrobiotica è lecito ricordare la figura del medico e filosofo Nyioti Sakurazawa, meglio noto come George Ohsawa. Nato nel 1893, viaggiò molto tra gli Stati Uniti e l'Europa, sostenendo la macrobiotica e dedicandovi numerosi studi e trattati. Il ricercatore riteneva che attraverso una corretta alimentazione fosse possibile mantenere l’equilibrio tra Yin e Yang. Egli osservò le regole alimentari dei monaci buddisti e diffuse nel mondo questo nuovo modo di alimentarsi rispettando gli equilibri dinamici del proprio corpo.  

 

                                                                                  
   

Qualcosa mi suggerisce che, visto i tempi duri che ci aspettano, (inutile negarlo, presto ci ritroveremo in una sorta di mondo rovesciato, dove la tigre asiatica la farà da padrona), dovremo rimettere mano alle nostre private aspirazioni, per ritrovare il sapore della condivisione, dell’aiuto reciproco, rinunciando a quelli che sembravano privilegi assodati e irrinunciabili. Un nuovo paradigma ci aspetta, forse una sorta di fermo immagine sulle nostre aspirazioni postmoderne e tecnologiche, che presto diventeranno archeologia, o un sogno infranto, una meteora, uno specchio che si frantuma di fronte alla crudezza della vita reale che reclama di grondare di nuovo di semplice e condivisa umanità. Se avvertite uno strano disagio in ciò che fate, se la vostra vita pare perdere senso, le abitudini in qualche modo svuotarsi delle ultime tracce di piacevolezza, vuol dire che ormai ci siamo. La festa è finita, la sbornia è tramontata. Siamo giunti allo sfaldamento di tutti gli ideologismi ormai consunti, quella gran frittata di paradigmi e credenze che abbiamo esportato in tutto il pianeta, colonizzandolo con i nostri princìpi, le nostre armi, le nostre imprese, i nostri dogmi. E ora tutto ciò ci sta tornando indietro, come uno Tsunami inarrestabile, dal nuovo grande Oriente, come una palla avvelenata (metafora della nostra Terra devastata), una sfera spettrale che riflette e ci ributta addosso tutte le nostre illusioni teoretiche e i nostri antichi mali coloniali. Dovremo rassegnarci alle vacche magre, magari al latte di capra che 80 anni fa sfamava l’intera famiglia di mio nonno. Corsi e ricorsi storici, così diceva molti secoli fa l’illuminato e profetico Vico. Urge quindi un ritorno, una retromarcia, ma non trasognata e superficiale, ma nel senso del rispetto consapevole e d’una saggezza e umiltà riconquistate, tornando al valore e allo spessore dei tempi in cui le persone si leggevano l’un l’altro la sofferenza e la dignità nel pensiero, e la gente mangiava con gli occhi una fetta di pane nero dopo averci strofinato sopra una cipolla. Cogliamo questa crisi del benessere come un’opportunità, per riprovare gioia e condivisione. L’India, pensate, è il Paese dove le persone sorridono di più, nonostante la fame e la disperazione, e la Svezia, democrazia avanzata, la nazione dove avvengono più suicidi. Molti rassegnati e delusi, si sono chiusi nelle proprie solitudini e nelle ristrette cornici familiari, ma quel tempo forse è finito, per auto estinzione di un’illusione di autarchia. Un proverbio africano recita: se vuoi andare veloce vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcun altro.

 
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