Qualcosa mi suggerisce che, visto i tempi duri che ci aspettano, (inutile negarlo, presto ci ritroveremo in una sorta di mondo rovesciato, dove la tigre asiatica la farà da padrona), dovremo rimettere mano alle nostre private aspirazioni, per ritrovare il sapore della condivisione, dell’aiuto reciproco, rinunciando a quelli che sembravano privilegi assodati e irrinunciabili. Un nuovo paradigma ci aspetta, forse una sorta di fermo immagine sulle nostre aspirazioni postmoderne e tecnologiche, che presto diventeranno archeologia, o un sogno infranto, una meteora, uno specchio che si frantuma di fronte alla crudezza della vita reale che reclama di grondare di nuovo di semplice e condivisa umanità. Se avvertite uno strano disagio in ciò che fate, se la vostra vita pare perdere senso, le abitudini in qualche modo svuotarsi delle ultime tracce di piacevolezza, vuol dire che ormai ci siamo. La festa è finita, la sbornia è tramontata. Siamo giunti allo sfaldamento di tutti gli ideologismi ormai consunti, quella gran frittata di paradigmi e credenze che abbiamo esportato in tutto il pianeta, colonizzandolo con i nostri princìpi, le nostre armi, le nostre imprese, i nostri dogmi. E ora tutto ciò ci sta tornando indietro, come uno Tsunami inarrestabile, dal nuovo grande Oriente, come una palla avvelenata (metafora della nostra Terra devastata), una sfera spettrale che riflette e ci ributta addosso tutte le nostre illusioni teoretiche e i nostri antichi mali coloniali. Dovremo rassegnarci alle vacche magre, magari al latte di capra che 80 anni fa sfamava l’intera famiglia di mio nonno. Corsi e ricorsi storici, così diceva molti secoli fa l’illuminato e profetico Vico. Urge quindi un ritorno, una retromarcia, ma non trasognata e superficiale, ma nel senso del rispetto consapevole e d’una saggezza e umiltà riconquistate, tornando al valore e allo spessore dei tempi in cui le persone si leggevano l’un l’altro la sofferenza e la dignità nel pensiero, e la gente mangiava con gli occhi una fetta di pane nero dopo averci strofinato sopra una cipolla. Cogliamo questa crisi del benessere come un’opportunità, per riprovare gioia e condivisione. L’India, pensate, è il Paese dove le persone sorridono di più, nonostante la fame e la disperazione, e la Svezia, democrazia avanzata, la nazione dove avvengono più suicidi. Molti rassegnati e delusi, si sono chiusi nelle proprie solitudini e nelle ristrette cornici familiari, ma quel tempo forse è finito, per auto estinzione di un’illusione di autarchia. Un proverbio africano recita: se vuoi andare veloce vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcun altro.