La responsabilità individuale

 

 Secondo una ricerca inglese i problemi dell'effetto serra sono causati per l'80 percento dai comportamenti individuali, e non quindi ascrivibili solo alle inadempienze delle aziende e delle nazioni. Ciò significa che spetta innanzitutto al singolo cittadino darsi da fare per produrre meno CO2. Ma qui ci scontriamo con quella che io amo definire indolenza ecologica, che ci spinge a non prendere misure individuali per quanto riguarda problemi di natura sociale ed ecologica, affidando la responsabilità ad altri. Noi occidentali siamo molto viziati e non sappiamo più rinunciare ai nostri privilegi, teniamo accese le luci anche di giorno, non usiamo lampade a basso consumo, mangiamo verdura e frutta non di stagione, importata a caro prezzo dall'estero con relativo aumento dell'inquinamento per il trasporto su navi e TIR, che poi tornano vuoti, non ci preoccupiamo di acquistare auto ibride o bassa produzione di CO2 (fino a 6.000 euro di ecoincentivi), stufe a pellet o caldaie a condensazione (per cui tra l'altro c'è una deduzione IRPEF del 55 %, io l'ho appena fatta installare) e via dicendo. Noi italiani poi siamo tra i più pigri, rispetto soprattutto ai cittadini del nordeuropa che nutrono una sensibilità ecologica molto più diffusa ed elevata. Probabilmente siamo portati a una sorta di fatalismo atavico, che ci porta a prendere provvedimenti in extremis, quando oramai si è stato superato il punto di non ritorno. Purtroppo questo non vale solo in campo energetico ed ecologico, ma anche nel sociale. Gli italiani, resi esausti dal malcostume, hanno smesso di interessarsi della 'cosa pubblica' che è stata progressivamente fagocitata da gruppi di interesse fortemente manipolatori, a cui è stata delegata ogni forma di potere. Quindi occorre seguire l'esempio di Beppe Grillo, tornare a essere guerrieri di pace e mobilitarsi per riconquistare quel che rimane di questo splendido pianeta e un auspicabile respiro democratico condiviso.